Intervista ad Alessandro Vasarri

Pubblicato: 2 febbraio 2012 in Documenti
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In occasione del raggiungimento del millesimo fan della nostra pagina Facebook, pubblichiamo un’intervista ad Alessandro Vasarri, la nostra voce principale.

  Truman Vasa

 

Vasa e Starcraft.

Vasa e Starcraft s’incontrarono molto tempo fa. Sono trascorsi quasi dodici anni da quando un amico si presentò a casa mia col disco e mi disse: “installa questo: è bellissimo!” Al tempo ci collegavamo col 56.6, il multiplayer era ancora un vago miraggio, e io non avevo la più pallida idea di che tipo di gioco Starcraft fosse. Fu quello il mio primo approccio a Starcraft e al gioco multiplayer in generale. Ricordo che all’inizio fu un gran caos: prima la campagna per capire di cosa si trattasse, poi qualche match contro il PC per familiarizzarsi con gli scontri diretti. Di lì a ritrovarsi online il passo fu brevissimo. Passavamo nottate intere su Battle.net a fare 2v2 e 3v3 [squadre di due o tre giocatori che ne affrontano un’altra di pari numero, ndr.] con altri amici. Ancora non ero interessato alla competitività dei testa a testa, ma ricordo quel periodo, specialmente oggi, con grande piacere.

 

Un amore a prima vista, dunque.

A dire il vero la mia storia col primo Starcraft non è stata molto lunga. Escludendo qualche lan tra amici nel corso degli anni, e non considerando il periodo iniziale, fu una passione intensa, ma durata non più di un anno. Poi c’è stata l’attesa tra il primo e il secondo episodio. Un’attesa lunghissima.

 

Quanto hai dovuto aspettare?

Si parla di quasi dodici anni, che credo per i fan sfegatati della serie sia stato davvero snervante. Per quanto mi riguarda, se alcune volte vagavo nel web alla ricerca di notizie sull’uscita del secondo capitolo – frattanto dal 56.6 siamo giunti alla 20 mega – non era tuttavia una questione che seguivo con particolare interesse.

 

Collector's Edition

 

Come l’hai ritrovato?

Per caso. Ero a Milano con alcuni amici e, mentre passeggiavamo, passammo di fronte alla vetrina di un negozio di videogiochi. Proprio in quel momento vi stavano sistemando Starcraft 2. Cinque minuti dopo avevo già scritto di prepararsi a tutti i vecchi amici con cui giocavo al primo!

 

Data la mia estraneità al mondo del gaming, ti dispiacerebbe spiegare un po’ il funzionamento di Starcraft?

Starcraft appartiene alla categoria degli RTS, i giochi di strategia in tempo reale. Lo possiamo paragonare a una partita di scacchi, ma invece di essere a turni tutto avviene in simultanea. Fondamentalmente si basa su principi molto semplici: prendi le risorse, rafforza l’economia, crea strutture sempre migliori e da queste componi il tuo esercito. Con l’avanzare della partita (di solito un game dura intorno ai 15 minuti) si utilizzano unità sempre più potenti, ma non sono rari i casi in cui un giocatore può decidere di fare una sorta di “all in”, un tutto per tutto, cercando di chiudere la partita il prima possibile. Gli “all in” richiedono strategie molto particolari che ti portano o a vincere immediatamente, o a uscire con una sonora sconfitta. È ovviamente fondamentale capire anche le strategie del proprio avversario, cercando di tenerlo costantemente sotto controllo e d’intuire quali unità abbia intenzione di produrre, sia per sorprenderlo sia per creare quelle più adatte per contrastarlo. Detto così può sembrare semplice, ma quando sei in gioco il pensiero e l’azione devono essere un tutt’uno, e un semplice errore può costarti la partita. In sintesi, due sono i concetti fondamentali di Starcraft: la macro, termine con cui s’intende la gestione delle proprie risorse, e la progettazione della propria base; e la micro, che, all’opposto, è legata alla scelta delle unità e al loro controllo. Alle volte possono bastare poche unita ben controllate contro un enorme esercito. Ovviamente tutto dipende anche dalla razza usata…

 

Razze?

È ciò che distingue Starcraft da tutti gli altri giochi dello stesso genere. Ce ne sono: Terran, Protoss e Zerg. Ognuna di esse ha una propria struttura, e sono assolutamente differenti l’una dall’altra, come se fossero tre giochi in uno. Considera che puoi essere a livelli altissimi con una, e bassissimo con Starcraft Movieun’altra. Personalmente stimo molto chi riesce a salire molto di livello giocando “random” [lasciando che sia il sistema a scegliere, ndr.], significa essere veramente immersi nel gioco. D’altra parte però tutti i professionisti utilizzano una e una sola razza e ogni cambiamento che fanno è un vero e proprio evento del quale la community può parlare per giorni. Per entrare un po’ nello specifico, anche se al riguardo i giudizi sono soggettivi e spesso di parte, a mio parere i Terran sono la razza più dinamica, difficili da usare inizialmente, richiedono molta micro e hanno un altissimo numero di unità. Sono però devastanti ad alti livelli se si riesce a usarne tutto il potenziale. Non a caso sono la razza che viene usata di più in Corea del Sud, dove la ricerca della perfezione di ogni razza arriva a livelli inconcepibili. Ci sono poi i Protoss, gli eleganti alieni, una razza molto lenta, le cui unità costano tantissimo, ma sono in media molto più potenti delle altre (celebre è la death ball, un insieme misto di unità che sta molto compatto e si muove in giro per la mappa distruggendo tutto ciò che gli si para di fronte; ciò richiede grande attenzione nelle fasi iniziali del game, quando si hanno poche unità ed ognuna deve essere considerata preziosa come l’oro per cercare di difendersi da eventuali attacchi.) Infine ci sono i miei amati Zerg. Rapidi e veloci, fanno della macro il loro punto di forza. Le unità costano pochissimo e sono velocissime a crearsi grazie a un meccanismo di produzione assolutamente differente dalle altre due. Il prezzo da pagare però è che sono estremamente fragili, ma se, come si usa dire, lo Zerg “entra in macro”, a quel punto si possono continuare a produrre unità a non finire. I forum traboccano di discussioni su quale razza sia migliore, su quale unità sia sbilanciata e come si potrebbe fare a bilanciare meglio le partite. Io personalmente (se si esclude il mio odio personale verso i Protoss) credo che la cosa più saggia da fare sia continuare ad allenarsi e migliorare il proprio stile, senza trovare scusanti sulla razza o su un’unità specifica. Il mio motto è: “se c’è uno Zerg in gran master, posso arrivarci anch’io!”

 

E Vasa giocatore, com’è?

Un “vorrei ma non posso”. Sinceramente quando comprai il gioco credevo di essere molto più skillato [talentuoso, ndr.] di quanto poi non mi sia rivelato. Ero certo che avrei subito ottenuto grandissimi risultati. Ma l’entusiasmo, ahimè, durò veramente poco. Starcraft è strutturato in varie leghe (sei per la precisione, dal bronzo alla master, più una settima, la gran master, che racchiude i duecento migliori giocatori): dopo alcune partite di piazzamento venni subito catapultato in quella più bassa. Deluso, mi rimboccai le maniche e in poco tempo, grazie anche all’aiuto di giocatori del calibro di Zym ed Evaner, riuscii a raggiungere la lega diamante, ovvero al quinto livello, appena sotto la lega master. Un buon risultato, del quale non ho però alcuna intenzione d’accontentarmi. Sono più di sei mesi che sono inchiodato a questo livello, certamente non favorito dalla razza. E se ogni tanto riesco ad avvicinarmi alla master, poi finisco per riscendere inesorabilmente. Comunque non mi abbatto: sono sicuro che prima o poi riuscirò a guadagnarmi la tanto agognata stellina.

 

Via col Master

 

M’interessa capire meglio il tuo rapporto con Starcraft: cosa provi mentre giochi?

L’approccio a Starcraft cambia da persona a persona, benché, fondamentalmente, ci siano due tipologie di giocatori: c’è chi è appassionato della trama, dei personaggi e delle loro dinamiche, e quindi s’interessa principalmente al single player; e chi, invece, lo vive come una sfida, uno sport (con le dovute differenze) a tutti gli effetti, e quindi, durante un game di ladder, piuttosto che un amichevole, urla, s’arrabbia e vive quei quindici minuti di gioco completamente isolato dal mondo, concentrato su un solo obiettivo: sconfiggere chiunque si trovi davanti.

 

A quale categoria appartieni?

Decisamente alla seconda.

 

Quindi, se non ho capito male, mentre giochi a SC sei spinto dallo stesso agonismo e spirito di competitività che anima qualunque sportivo?

Assolutamente sì. C’è anche da considerare che, mentre fino a qualche anno fa sfidavamo un’intelligenza artificiale, adesso dall’altra parte dello schermo c’è un’altra persona. Non è difficile capire quanto la parte emotiva venga così coinvolta.

 

L’agonismo in primo piano, insomma, come nello sport. Confesso che prima d’imbattermi in Vasacast non sapevo nulla di questo mondo, né immaginavo che esistesse qualcosa chiamato “e-sport”.

Già. Si tratta, ahimè, di un “peccato” abbastanza comune al giorno d’oggi, in Italia in particolare. Da noi l’ignoranza sull’argomento è ancora più marcata che in Europa e nel resto del mondo.

 

Qualcosa si muove?

Nel nostro paese abbiamo un’idea molto arretrata di videogioco. Ancora si pensa che il tutto si risolva nel superare livelli già programmati e nei quali è sufficiente capire il meccanismo per passare al successivo. Oggi ciò rappresenta soltanto una minima parte del mondo videoludico: il videogioco oggi non è più una sfida contro sé stessi, ma contro altre persone. Qualcosa comunque inizia a muoversi. Le nuove generazioni crescono circondate dai computer e sempre connesse a internet, cosa che sicuramente porterà a una diversa e più profonda valutazione del mondo videoludico.

 

E Starcraft?

Starcraft (e si parla del primo, quindi di oltre dieci anni fa) è stato il primo videogioco a proporsi e diventare un e-sport a tutti gli effetti. L’evoluzione non è stata ovunque lineare, ma se si pensa che, dopo solo alcuni anni dalla sua uscita, in un paese come la Corea del Sud è diventato addirittura sport nazionale. Tanto che le principali televisioni del posto trasmettevano e trasmettono ancora oggi in diretta molte partite e quasi tutti i tornei principali.

 

SC show

 

Quando lo venni a sapere stentai a crederlo, tanto mi sembrava improbabile e bizzarro. Oggi, più accorto, lo valuto come un segno del cambiamento in corso nelle società moderne. Ma torniamo a Starcraft. Nel resto del mondo come vanno le cose?

Col tempo anche l’America e l’Europa si stanno adeguando al passo dell’Estremo Oriente. Ancora siamo distanti anni luce, specialmente per quello che riguarda l’aspetto culturale, ma anche in questo caso le cose si stanno evolvendo abbastanza velocemente. I giocatori di livello e gli sponsor stanno aumentando, e con essi anche i soldi che girano nell’ambiente, fondamentali per poter organizzare tornei, pagare i giocatori e quindi stimolare nuovi ingressi nell’ambiente.

 

E l’Italia?

Sfortunatamente anche in questo caso l’Italia è un passo indietro rispetto al resto dell’Europa. cloudAl momento se vuoi fare carriera in questo ambito, sei quasi costretto ad andare all’estero. Se si pensa che il nostro player principale, Cloud, si è dovuto trasferire in Germania. È riuscito a trovare un clan che lo supporta e sponsor che lo pagano. Comunque sia si legge spesso nelle sue interviste che quello che più fa la differenza è proprio la percezione di quello che fa. Mentre in Italia dire di fare il progamer [videogiocatore professionista, ndr.] equivale a dire che sei un “vagabondo nullafacente”, all’estero inizia a essere considerato come qualcosa di normale. Certo, le cifre che ci sono, se si escludono le vittorie di alcuni tornei di punta, sono ancora piuttosto basse, ma dobbiamo sempre considerare che si parla di ragazzi di vent’anni, i quali riescono a mettersi in tasca in media un migliaio di euro al mese per fare quello che amano. Un buon punto di partenza, insomma.

 

Hai fatto un accenno a Cloud, considerato nell’ambiente il miglior giocatore italiano e tra i migliori d’Europa. Si tratta d’una mosca bianca, oppure nel nostro paese ci sono o stanno comunque apparendo sulla scena giocatori di livello?

Al momento dobbiamo purtroppo ammettere che è un po’ una mosca bianca. D’altra parte nel nostro piccolo due stagioni fa avevamo ben cinque giocatori in gran master, Progamersu duecento direi che sono un buon numero. Alcuni poi hanno smesso o hanno iniziato a giocare meno. Ma per fortuna abbiamo player del calibro di Zym, Jeal o altri che, considerata la loro giovane età (sedici anni), direi che hanno tutte le possibilità per riuscire a sfondare. Certo, il circuito dei progamer in questo momento è molto limitato, tanto che alle fasi finali dei vari tornei leggiamo sempre i soliti nomi. Ma non mi sorprenderei che tra poco tempo qualche altra stellina italiana riuscisse a emergere.

 

Abbiamo un uomo di punta e qualche promessa.  Ma del resto dell’ambiente italiano cosa puoi dirci? È in qualche modo organizzato, oppure è costituito da singoli e solitari appassionati?

Qui le cose per fortuna cambiano. A pochi giocatori di punta dobbiamo sommare un buon numero di clan, ognuno con le sue specifiche e la propria autonomia, formati per la maggior parte da tanti ragazzi che non vivono con l’obiettivo e l’ossessione di scalare classifiche e diventare professionisti, ma per il gusto di divertirsi, magari facendo tantissimo team play [due contro due ecc., ndr.] ma seguendo con costanza anche quello che accade nell’ambiente professionistico. Attualmente credo siano loro il valore aggiunto della nostra community. Mi vengono in mente clan tipo i Bsg, il Clan punk (che ho avuto la fortuna di commentare poco tempo fa), ma ce ne sarebbero molti altri, gruppi di giocatori che magari non hanno nomi di punta e sconosciuti ai più, ma grazie alla cui costanza e al lavoro di ottimi capi-clan mantengono un grande senso di partecipazione e sono sempre attivi e presenti nella community. Più il livello sale, più, ovviamente, i numeri diminuiscono: a livello professionistico sono probabilmente due i clan di riferimento nel nostro paese: gli Inferno e-Sports e gli OSC. Inferno e-SportsDei primi c’è poco da dire, sono al momento una spanna sopra gli altri, potendo vantare il supporto di persone con un’altissima esperienza nel mondo del gaming. Non a caso sono un clan conosciuto in tutti gli e-sports, nel quale militano giocatori provenienti dall’estero che partecipano frequentemente a tornei di livello europeo, tra l’altro con notevoli risultati. Gli OSC, di cui sono anch’io membro onorario, sono un clan più nostrano e direi che al loro interno troviamo la crema dei giocatori Italiani: Orion, Maestro e Baron appartengono tutti al clan e alla nostra nazionale. Fino a qualche tempo fa erano un clan di altissimo livello anche i MiT, poi non so bene cosa sia successo al loro interno, ma fatto sta che, con l’uscita di Zym e Jeal, hanno subito un duro colpo e perso competitività. Vantano tuttavia tra le loro fila un giocatore del calibro di StarEagle che, assieme a Cloud, è probabilmente il player italiano più forte in attività.

 

A un certo punto volevo interromperti, ma, sorpreso com’ero, ho lasciato che tu finissi. Nazionale? Ho capito bene? Esiste una Nazionale italiana di Starcraft?

Certo! In verità ne esistono addirittura due, proprio come nel calcio: la Nazionale A, capitanata da Life, e la B, composta da ottimi giocatori di prospettiva, guidata da Kanon. Tra l’altro, lasciami dire che, Logo_italyquando siamo a ranghi completi, la nostra nazionale non ha niente da invidiare alle altre Europee. Avrebbe, bisognerebbe dire: non sempre si hanno a disposizione i giocatori quando ci sono le varie National War (così si chiamano le partite tra le varie nazionali). Starcraft, come avrai capito, se giocato ad alti livelli agonistici, è un gioco individuale basato sull’1v1. La Nazionale, invece, è composta dai migliori giocatori di quel paese, la quale affronta le sue omologhe estere in un “best of 5” [al meglio di cinque, ndr.], dove vengono disputati quattro 1v1 e un 2v2. Solitamente, quindi, si tende ad avere una rosa di una decina di giocatori, per poi scegliere quelli più in forma. Questo in teoria, perché poi si fatica sempre a raggiungere il numero minimo. Essendo composta da giocatori di alto livello, spesso succede che questi siano impegnati coi loro clan, che abbiano, insomma, altri tornei da disputare, e quindi riuscire a trovare la disponibilità di tutti è sempre assai difficoltoso.

 

Preferiscono i clan alla Nazionale? E perché?

Perché, mentre per i clan ci sono sponsor e premi in palio nei tornei, per le National War ancora non c’è niente di tutto questo. Ed ecco che i giocatori tendono a prediligere la carriera “solista”. Assolutamente comprensibile, ci mancherebbe, ma per la community e per le persone che seguono questo mondo credo che tifare i propri giocatori mentre rappresentano il loro paese sia molto emozionante. Sarebbe, insomma, bello vedere sempre schierati i migliori.

 

Un po’ d’abnegazione e di spirito patriottico in più non guasterebbero, dici tu…

Guarda, per fortuna nel nostro caso non abbiamo troppo da lamentarci. Per molti dei nostri giocatori esl3essere in nazionale è motivo d’orgoglio, tanto che sono quasi sempre presenti. Gli unici due che hanno saltato qualche partita sono Stareagle, che però lavora e ultimamente è molto meno presente di prima anche in gioco, e Cloud (l’unico vero progamer che abbiamo), che vive in Germania legato a un clan di altissimo livello, col quale avrà sicuramente vincoli contrattuali da rispettare. Certo, essendo quest’ultimi i nostri due player più rappresentativi, schierarli fa sicuramente la differenza. Quando si gioca al meglio delle cinque partite averne già due in tasca, o quasi, direi che è un ottimo punto di partenza. E a marzo, organizzati da ESL, ci saranno addirittura i mondiali: spero proprio che per quell’occasione saranno tutti presenti.

 

Cos’è Vasacast?

Vasacast… bella domanda! Inizialmente avrebbe dovuto essere il mio nome da caster, poi, col tempo, e senza un’intenzione iniziale, è diventato il nome di un gruppo di persone, legate dall’interesse per il gaming in generale e per Starcraft in particolare, che si occupa sempre di commentare le partite come scopo principale, ma che si sta pian piano espandendo, soprattutto tramite la nostra pagina Facebook, diventando un punto di ritrovo per molte persone che frequentano la community del gioco.

 

Com’è nato il tutto?

Per caso. A essere sinceri, la mia aspirazione iniziale era quella di fare il progamer (e lo è ancora!), e, invece, guarda un po’, mi sono ritrovato a fare il commentatore. Tutto cominciò durante sessioni di gioco notturne, durante le quali facevamo spesso partite di 1v1 a girare. Utilizzando TeamSpeak [programma voip e di messaggistica istantanea, ndr.], quando non era il mio turno, spostavamo i due player del momento, e mi mettevo a commentare la partita per gli altri rimasti nel canale. Si divertivano, e mi divertivo anch’io, ma mai mi sarei immaginato che sarebbe diventato ciò che è oggi. Acquisizione a schermo intero 02022012 215058Una sera poi, sempre durante uno di questi momenti, entrò in canale con noi Life (santo subito!), uno degli amministratori del sito Starcraftworld, sentì il commento e s’entusiasmò a tal punto da chiedermi subito, sostenuto anche dalla pressione di Helt (che dovrò sempre ringraziare), di provare a fare una diretta. In quel periodo gli FFcast stavano commentando le partite del Sapphire Italian Championship, ma, a quanto mi era stato riferito, avevano già intenzione di smettere. Fu così che, una manciata di giorni dopo la prima proposta ricevuta, mi ritrovai a commentare il torneo per decidere chi sarebbero stati i nuovi giocatori della Nazionale B. Era il 27 ottobre dello scorso anno (fonte Liquipedia). Ricordo che portai con me in diretta NerdGirl. Prima dell’inizio eravamo entrambi abbastanza intimiditi. Io allora iniziai a parlare a ruota: la serata fu un successo insperato. Capii subito che non potevo più tirarmi indietro.

 

Vasacast non è solo la tua voce (che anche oggi pare non riuscire a trattenersi dal parlare). Chi sono gli altri membri del team?

Il team di Vasacast è ormai difficile da definire. Ufficialmente, in diretta andiamo io e GuzzoStaIN, il mio braccio destro durante i commenti. GuzzoStaIN che, per quanto possa sembrare una figura secondaria che rimane in penombra, per chi ci guarda credo che abbia lo stesso valore della mia voce. I suoni d’effetto e le varie canzoni sono quello che secondo me oggi ci differenziano da moti altri caster, anche stranieri. In verità, poi, GuzzoStaIN è anche la persona che prepara tutti i video con i “Best of” dei vari streaming e molti dei fotomontaggi che potete trovare pubblicati sulla nostra pagina Facebook. Insomma, io ci metto la voce, ma poi alla fine lavora più lui di me (ride). Noi due siamo gli elementi “ufficiali”, ma in verità senza l’appoggio di molti altri fare tutto sarebbe impossibile. Penso a Badsick, che una sera si e una no ci manda un nuovo fotomontaggio (Via col master è opera sua); a Luca che sponsorizza il nostro lavoro con chiunque gli capiti a tiro; a Tossabuser, a Nev, a Nerdgirl, a Cris, tutte persone sempre pronte e disponibili a darci consigli e suggerimenti. Per non dimenticare poi tutti i vari co-caster che in questi mesi mi hanno affiancato durante le dirette: Fenixhero, Evaner, lo stesso Zym. Può sembrare poco, ma parlare per quattro, cinque ore consecutive senza avere qualcuno accanto che ogni tanto ti fa rifiatare sarebbe veramente impossibile.

 

Guzzostain

 

Anche con gli aiuti, le tue performance vocali restano strabilianti. Dicci come fai.

LOL, grazie per i complimenti, ma sinceramente non credo d’avere grandi segreti. Di certo essere toscano, e con l’accento fiorentino, aiuta sia in simpatia che nella parlantina, ma non mi esercito in nessun modo. Casomai se la cosa, come mi auguro, continuerà, dovrò iniziare a fare esercizi di respirazione, altrimenti le corde vocali presto o tardi mi diranno: “ciao ciao, Vasa!”

 

Come s’organizza e si svolge una telecronaca?

L’organizzazione di una telecronaca è abbastanza semplice. Ho un account su Twitch.tv, un programma per trasmettere che è XSplit, e poi TeamSpeak per interagire con GuzzoStaIN e gli altri co-caster. Fondamentalmente voi vedete quello che accade sul mio desktop, e sentite quello che sento nelle mie cuffie. L’unica cosa da preparare sono i loghi degli eventi e degli sponsor da inserire sulla schermata. Alle volte vanno un po’ rivisti in dimensioni e qualità per trovargli la giusta localizzazione sullo schermo, ma son lavori abbastanza veloci. Per la musica invece l’ottimo GuzzoStaIN ha un portatile dove tiene aperti tantissimi riproduttori musicali con playlist a tema. Non appena succede qualcosa nella diretta, dev’essere pronto a trovare e inserire il suono o il pezzo adeguati. Per quanto mi riguarda devo “semplicemente” parlare e cercare di creare meno tempi morti possibili, un po’ come se fossi in radio. Alla fine dei conti, credo che il segreto di un buon caster sia il seguente: “meno succede in partita, più devi parlare”.

 

C’è un commento che ricordi con particolare piacere?

Be’, la prima volta non si scorda mai. Vuoi per l’emozione, vuoi perché furono grandissime partite, vuoi perché ricevemmo tantissimi complimenti. Quella serata è per me indimenticabile. Delle dirette successive ricordo con molto piacere anche la National War tra Italia e Spagna durante il periodo di Natale. Perdemmo, ma fu una serata divertentissima, con tantissime persone che vennero in chat a salutare e darci una mano durante il commento. Poi accadde una cosa bellissima: anche in Spagna avevano il loro streaming, ma qualcuno venne a vedere il nostro e pian piano si trasferirono tutti, permettendoci di raggiungere un risultato sorprendente. Vorrei ricordare anche un altro streaming, la finale del Sapphire Italian Championship organizzato da Starcraftworld: è stato probabilmente il torneo più importante organizzato in Italia. Benché non abbia potuto commentarne tutte le fasi – Vasacast non era neanche nato – mi venne chiesto di commentare le finali insieme a Triptyc. Accettai, e fu veramente una serata con tutte partite made in Italy di altissimo spessore.

 

A oggi [29 gennaio 2012, ndr.], Vasacast ha superato i novecento fan di una pagina Facebook che diviene di giorno in giorno più attiva. L’entusiasmo, per quello che mi par di capire, sembra diffondersi. Non temi sgambetti da parte di qualcuno?

I risultati della pagina sono incredibili. Mi ricordo l’entusiasmo quando arrivammo al centesimo fan, chePagina facebook nella nostra testa sarebbe già stato un grande risultato. Adesso non ci poniamo più limiti, anche perché sappiamo bene che tra questi mille non tutti seguono le nostre dirette, ma sono comunque una buon platea a cui potersi rivolgere. Agli sgambetti non credo. Il mondo del gaming italiano sta muovendo i primi passi. Farsi guerre interne non penso convenga a nessuno. Certamente non pretendiamo di piacere a tutti, cosa che, va da sé, sarebbe impossibile.

 

“Guerre interne”: espressione singolare. Mi chiedo se ciò possa accadere anche nel mondo del gaming italiano, e di Starcraft in particolare.

Di guerre interne per fortuna ancora non se ne vedono, ma alcune volte assistiamo a liti tra leader di clan o di portali che di certo non fanno bene alla community. Mi sembra giusto che ognuno cerchi di fare il bene del proprio gruppo, ma d’altra parte questo mondo è ancora tutto in potenza, e l’ostracismo talvolta fatto su un torneo o su altro solo perché organizzato dal sito o dal clan concorrente, non credo che, in questo momento, giovi a nessuno. Personalmente sono a favore di chiunque organizzi e cerchi di dare massima visibilità a qualsiasi tipo d’evento legato al mondo di Starcraft. Tutto può darci visibilità e visto che i numeri, seppur ancora ridotti, stanno crescendo, difendere il proprio tesoretto mi pare alquanto limitante per le indubbie potenzialità offerte da questo settore.

 

Il discorso si fa sempre più interessante. Il gaming è una delle industrie in maggiore ascesa, probabilmente uno dei business principali e caratteristici del XXI secolo. Di fronte a noi abbiamo una platea, quella italiana, che, proprio perché ridotta, ha margini di crescita notevoli. E il gioco online pare esserne la vera frontiera. Dato che t’avvii a essere una celebrità nella community di Starcraft e che guardi la cosa da un punto di vista privilegiato, immagino che cominci a sentire la presenza delle ditte del settore…

Sfortunatamente, no. Almeno non con Vasacast direttamente, che per il momento è privo di sponsor e continua la sua attività grazie all’entusiasmo e alla voglia di fare di tutte le persone che ho nominato prima. Certo, si comprende l’importanza di dover passare il video di un’azienda piuttosto che di un’altra, ma per il momento gli sponsor che vedete nei nostri streaming sono sempre legati ai portali che organizzano i vari eventi e alle aziende produttrici che li finanziano. Ripeto, ancora i soldi che girano in questo settore sono scarsi, e se da un lato è positivo, perché lo rendono più genuino, dall’altro un’iniezione di denaro aiuterebbe a organizzare eventi di maggiore spessore, preludio all’espansione del nostro bacino d’utenza. Certo, se i soldi arrivassero andrebbero investiti in questo senso, altrimenti non avremmo fatto niente.

 

Starcraft s’avvia a essere qualcosa di più d’un semplice trastullo per patiti dei videogiochi. E il gaming in generale, come abbiamo visto, è ormai ben al di là del semplice intrattenimento. Cosa t’aspetti, o comunque t’auguri, per il futuro di questo mondo e di Starcraft in particolare?

Una crescita, almeno per quanto riguarda il gaming in generale, ci sarà sicuramente. I titoli stanno aumentato e, come già detto, le nuove generazioni avranno sicuramente meno pregiudizi sul mondo dei videogiochi. Sarà quindi sempre più semplice “giocare” senza essere etichettati. Quello che mi auguro, e vale in generale, ma ovviamente con un occhio di riguardo per Starcraft, è che il numero di giocatori cresca esponenzialmente e che le persone inizino a vedere questo mondo con un po’ più di serietà e non come un passatempo. Le ovvie conseguenze sarebbero più sponsor e più tornei; un effetto domino che farebbe certamente bene a questo settore. Le premesse ci sono, così come il lavoro da fare, ma con la buona volontà credo che si possano tirar fuori tutte le potenzialità ancora inespresse presenti in questo mondo. Poi, lo voglio sottolineare, tutto dipenderà dalle scelte che verranno fatte in seguito. Ma se ognuno penserà ai propri, piccoli interessi, be’, allora ci sarà poco da fare.

  Vasa

 

Intervista realizzata grazie alla collaborazione di Emanuele Caposciutti

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commenti
  1. VGT ha detto:

    WOW! Ora che ho letto tutta l’intervista mi è chiaro come sia nato tutto questo 🙂 Condivido a pieno i pensieri di VASA e mi auguro che per tutte le persone che contribuiscono in questa favoloso avventura ci siino presto altre grandi soddisfazioni!
    VSM —> Vi Stimo Molto!
    Adoro la frase: “meno succede in partita, più devi parlare”. XD

  2. ildemiurgus ha detto:

    Grande intervista! I temi da spiegare erano molti, ma alla fine ce l’avete fatta! Vorrei fare i ringraziamenti ad Emanuele Caposciutti, che lavora nell’ombra forse più di me, caricando i video su youtube, gestendo i commenti e visionando ogni aspetto di Vasacast a livello fotografico e strutturale: Ema, se non ci fossi, bisognerebbe inventarti! GG per il VaSa! OTTIMO LAVORO!

    • Emanuele Caposciutti ha detto:

      Grazie, Tommi, troppo gentile 🙂
      Ma non voglio arrogarmi titoli altrui: il vero artefice oscuro è un altro 😉

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